Hafid Gafaïti è titolare delle cattedre Paul Whitfield Horn di Lingue e Letterature Romanze e Jeanne Charnier-Qualia di Studi
Francesi e Francofoni alla Texas Tech University di Lubbock, in Texas. Oltre ad
aver insegnato come titolare della prestigiosa borsa di studio Fulbright,
Gafaïti è stato professore di letteratura americana, inglese e comparata sia in
Algeria sia negli Stati Uniti, alla Penn State University, The University of
California at Berkeley, The University of Michigan at Ann Arbor, The University
of California at Davis e The University of California at Santa Cruz. Gafaïti è
considerato tra gli studiosi più noti e autorevoli nel campo della letteratura
francese contemporanea, francofona e comparata. È autore di una decina di volumi di critica, che
includono: Kateb Yacine: un homme, une
oeuvre, un pays (1986), Boudjedra ou
la passion de la modernité (Paris, Denoël, 1987), Les femmes dans le roman algérien: Histoire, discours et texte
(1996), tradotto in inglese con il titolo di French Feminism Across the Disciplines (1998), due volumi editi dal
titolo Rachid Boudjedra: une poétique de
la subversion (1999, 2000), Cultures
transnationales de France (2001), Recycling
Culture (2003), La Diasporisation de
la littérature postcoloniale (2005), Femmes
et écriture de la transgression (2006, con Armelle
Crouzières-Ingenthron), Migrances,
Diasporas et identités immigrées en France et dans le monde francophone
(2006). Gafaïti dirige la collana Studi transnazionali, francofoni e comparati
per la casa editrice francese L’Harmattan. Il suo lavoro poetico è stato pubblicato sulle riviste “La colpa
di scrivere”, “Lo scorpione letterario”, “Voix multiples”, “Afrique-Asie”,
“Erg”, “Le Maghreb littéraire”, “Cyber Sahara”, ed è incluso in Anthologie thématique de la poèsie
algèrienne d’expression française (2003). I testi qui presentati sono
tratti dalla traduzione italiana di La
gorge tranchée du soleil (2006), pubblicata con il titolo di la gola tagliata del sole (trad. e cura
di V. Surliuga, 2007).
Victoria Surliuga è Assistant Professor di Italianistica alla Texas
Tech University di Lubbock, in Texas. Si occupa di poesia italiana
contemporanea e cinema. Ha scritto sul lavoro poetico di Milo De Angelis, Hafid
Gafaïti, Franco Loi, Valerio
Magrelli, Giancarlo Majorino, Giampiero Neri e Paolo Valesio. Le sue
pubblicazioni più recenti includono la cura del volume La serie dei fatti. Quindici prose di Giampiero Neri (2004), Uno sguardo sulla realtà. L’opera poetica di
Giampiero Neri (2005) e la cura della raccolta di poesie la gola tagliata del sole. Poesie scelte di
Hafid Gafaïti. È anche autrice di tre volumi di
poesie, Risposte del silenzio (1994),
Allergia alla notte (2000) e Forbici (2006). Il suo sito è
<http://www.victoriasurliuga.com>.
Hafid Gafaïti - scelta
di poesie da la gola tagliata del sole
(trad. e cura di V.
Surliuga, Lietocollelibri, 2007)
Indice
partir
/ partire
la mémoire de l’eau
/ la memoria dell’acqua
oiseaux migratoires /
uccelli migratori
lumière d’Afrique / luce
d’Africa
l’attente / l’attesa
l’incendie / l’incendio
post-scriptum:
Alger, juin
2001 / post-scriptum: Algeri, giugno 2001
Oran sept ans après / Oran sette
anni dopo
ravages / devastazioni
partir
habiter
habiter encore
habiter l’eau
ou la pierre
les saisons
ou leur fil
le trop plein
ou ce vide auquel
tout le monde finit par se
confier
en octobre
novembre se fissure
ses vestiges contemplent
le désastre d’un pays
jamais construit
un goût de cendre
dans la solitude des marais
à ceux qui rêvent
d’exils
la réalité des visas
ne connaît pas la métaphore
elle se rit de l’image
ignore l’ellipse
ne tolère pas le paradoxe
la raison d’état
se fout de l’allégorie
des poètes et de leurs restes
à ceux qui crèvent
d’envie de se tenir droit
face à l’intransigeance des
palais
il convient de rappeler
qu’il ne s’agit pas de fleurs et
de mots
mais de vomissures et d’épines
à ceux qui se pâment
d’errance
du haut de leur pavé
maquillée ou nue
forcée
la marche
vers le nord
glaciale
la course
vers l’été
partire
abitare
abitare ancora
abitare l’acqua
o la pietra
le stagioni
o il loro filo
il troppo pieno
o questo vuoto in cui
tutti finiscono col confidare
in ottobre[i]
novembre[ii]
si fende
le sue vestigia contemplano
il disastro di un paese
mai costruito
un gusto di cenere
nella solitudine delle paludi
a coloro che sognano
gli esili
la realtà dei visti
non conosce la metafora
ride dell’immagine
ignora l’ellisse
non tollera il paradosso
la ragione di stato
se ne frega dell’allegoria
dei poeti e dei loro resti
a coloro che scoppiano
dal desiderio
di stare retti
contro l’intransigenza dei palazzi
conviene ricordare
che non si tratta di fiori e di parole
ma di vomiti e di spine
a coloro che vanno in visibilio
per il vagabondaggio
dall’alto del loro piedistallo
truccata o nuda
forzata
la camminata
verso il nord
glaciale
la corsa
verso l’estate
la mémoire de l’eau
à la mémoire de Rachid Mimouni
ils sont entrés
après les portes
leurs haches ont brisé le miroir
mais ne m’ayant pas trouvé
ils se sont acharnés sur mes restes
pendant des jours
ils ont coupé ma chair
violé mon passé
lacéré mon corps
avalé mes traces
une nuit
ils ont broyé mes narines
effacé mes mots
et puis ils ont tout jeté
la maison brûlée
le fleuve détourné
j’ai erré sept ans
au-dessus de la terre
hanté par la mémoire de l’eau
la memoria dell’acqua
in memoria di
Rachid Mimouni
sono entrati
passate le porte
le loro scuri hanno infranto lo specchio
ma non avendomi trovato
hanno infierito sui miei resti
per giorni
hanno tagliato la mia carne
violato il mio passato
lacerato il mio corpo
inghiottito le mie orme
una notte
hanno frantumato le mie narici
cancellato le mie parole
e poi hanno buttato tutto via
la casa bruciata
il fiume deviato[iii]
ho vagabondato per sette anni
sulla terra
tormentato dalla memoria dell’acqua
oiseaux
migrateurs
à la
mémoire de Tahar Djaout
les ancêtres sont bien morts et enterrés
les migrations d’oiseaux
suivent
à peine
celles
des hommes
des
femmes
ici
quand l’eau se fait rare
le peuple et ses maîtres cachent leur or
la terre stérile avale ses grains
aux enfants
à ceux qui errent
ils ne laissent rien
uccelli
migratori
in memoria di Tahar
Djaout
gli antenati sono morti e sepolti
le migrazioni degli uccelli
seguono
a malapena
quelle
di uomini
di donne
qui
quando l’acqua diventa scarsa
il popolo e i suoi padroni nascondono il loro oro
la terra sterile inghiotte i suoi chicchi
ai bambini
a chi vaga
non lasciano niente
lumière d’Afrique
ô lumière d’Afrique
je ne te retrouve plus
que dans les quartiers de Paris
les rues de Montréal
les métros de New York
la misère des îles:
visages frères
musiques sœurs
danse dans le brun du rire
le noir du bonheur
et le mélange
de tout ce que j’aime
nostalgie des fleuves
qui nous ont vomis de neige
chacun chargé de contes et d’histoire
partageant avant tout la faim
le goût amer de la trahison
déplacés chaque jour
SDF le ventre vide
ou logés nourris
le cœur toujours plein
malgré nos mots et nos manières
nos vêtements ou nos salaires
nous ne sommes que des fantômes
des errants sur les sentiers battus du Nord
quels rêves
à marcher sur le fil du rasoir
d’une chambre à l’autre
une ville à l’autre
une prison à l’autre
une expulsion
un train
un aéroport
un papier
un visa à l’autre
traînant nos savates
paysage du père
dans nos folies incertaines
jeux des frères-sœurs
dans nos rires vrais ou convenus
en nos cheveux
la caresse de la mère
sa chaleur dans nos corps
sa lumière dans nos yeux
luce d’Africa
o luce d’Africa
non ti ritrovo più
tranne che nei quartieri di Parigi
le strade di Montréal
la metropolitana di New York
la miseria delle isole:
volti fraterni
musiche sorelle
danzano nel bruno del riso
il nero della felicità
e la miscela
di tutto ciò che amo
nostalgia dei fiumi
che ci hanno vomitato di neve
ognuno carico di racconti e storia
spartendo soprattutto la fame
il gusto amaro del tradimento
dislocati ogni giorno
persone senza fissa dimora affamati
oppure alloggiati nutriti
il cuore sempre pieno
malgrado le nostre parole e i nostri modi
i nostri vestiti e i nostri salari
non siamo che dei fantasmi
erranti sui sentieri battuti del Nord
quali sogni
camminando sulla lama di un rasoio
da una camera all’altra
da una città all’altra
da una prigione all’altra
un’espulsione
un treno
un aereoporto
un modulo
da un visto all’altro
trascinando i piedi
paesaggio del padre
nelle nostre dubbiose follie
gioco dei fratelli-sorelle
nelle nostre risate vere o stabilite
nei nostri capelli
la carezza della madre
il suo calore nei nostri corpi
la sua luce nei nostri occhi
l’attente
qui est vivant
qui est mort
avec qui partager
les jeux sur la plage
avec qui pleurer
sur la tombe
pas qui dansent
pieds qui s’enfoncent
mains tenues
dans les retrouvailles d’allégresse
doigts tendus
aux larmes mêlés
allumer un feu la nuit
que l’éternité recouvre
ceux qui sont partis
fleurs évanouies
vies en plein vol arrêtées
l’attesa
chi è vivo
chi è morto
con chi condividere
i giochi sulla spiaggia
con chi piangere
sulla tomba
passi che danzano
piedi che affondano
mani tenute
nel ritrovarsi in allegria
dita tese
mescolate alle lacrime
accendere un fuoco di notte
che l’eternità ricopra
quelli che sono partiti
fiori svaniti
vite fermate in pieno volo
l’incendie
je m’en vais allure
sceptre au front
sur les champs secs
la tyrannie du soleil
les sanglots de l’harmattan
loin des tueurs en folie
de sa femme cloîtrée
le berger édenté rigole
au bruit de sa chaumière qui s’écroule
il se rappelle quand
je l’ai sauvé des vipères
de la colline s’affaisse la ville
montagne sainte feu de sang
et au-delà du port en détresse
la mer immuable
quel sommeil sous les arbres
même si je n’ai plus à épouser la guerre?
l’incendio
me ne vado velocemente
scettro sulla fronte
sui campi secchi
la tirannia del sole
i singhiozzi del vento del Sud
lontano dai folli assassini
da sua moglie segregata
il pastore sdentato ridacchia
al rumore della sua capanna che crolla
si ricorda quando
l’ho salvato dalle vipere
dalla collina si accascia la città
montagna santa fuoco di sangue
e oltre al porto in pericolo
il mare immutabile
quale sonno sotto gli alberi
anche se non devo più sposare la guerra?
post-scriptum: Alger, juin 2001
nous voilà
à nouveau vieux
non pas riches
paisibles
édentés et heureux
non pas dans une forêt
verte
au bord de vagues bleues
non point sur une île
déserte
mais dans la rue
où la foule
manifeste et pille
les bras se lèvent
les flics tirent
la mer étale
le soleil obscène
comme dans les temps
anciens
les généraux se cachent
les balles sifflent
les pierres ramassent
les corps
que même les mères ne
reconnaîtront pas
comme toujours les
politichiens mentent
ne croient que les
vivants
ne reste dans la fumée
que le bris de notre
destin
et cette ombre diaphane
qui tue la poésie
post-scriptum:
Algeri, giugno 2001
eccoci
di nuovo vecchi
non ricchi
placidi
sdentati e contenti
non in una foresta verde
al bordo delle onde blu
non su un’isola deserta
ma per strada
dove la folla
dimostra e saccheggia
le braccia alzate
i poliziotti sparano
il mare disteso
il sole osceno
come nei tempi antichi
i generali si nascondono
i proiettili sibilano
le pietre raccolgono i corpi
che nemmeno le madri riconosceranno più
come sempre i politici-cani mentono
non credono che ai vivi
nel fumo non resta
che i frantumi del nostro destino
e quest’ombra diafana che uccide la poesia
Oran sept
ans après
mythologie chauvine
corps barbelés
entre orgueil et misère
à la mort
s’allient les restes
les cris et la fumée
par-delà l’eau
le regard vers l’Espagne
le mensonge de l’été
nous ne sommes revenus
que pour errer à nouveau
Oran sette anni
dopo
mitologia sciovinista
corpi spinati
tra orgoglio e miseria
alla morte
si alleano i resti
le grida e il fumo
al di là dell’acqua
lo sguardo verso la Spagna
la menzogna dell’estate
ne siamo tornati
per errare di nuovo
ravages
le feu toujours
sang et poèmes
cheval au galop
à travers villes et forêts
le sable éclatant le quartz
la rivière débordant ses rives
et au cœur de l’œuf
entouré de serpents
la perle crasse
de l’avenir
devastazioni
il fuoco sempre
sangue e poesia
cavallo al galoppo
attraverso città e foreste
quarzo esplode dalla sabbia
il fiume straripa dalle rive
e nel cuore dell’uovo
circondato dai serpenti
la sporca perla
del futuro