Luigi Fontanella (Ph.D. Harvard
University) vive attualmente a Long Island dov’è
Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana presso
LUIGI FONTANELLA - P.O. Box 831, Stony Brook, NY
11790.
Tel. 631-476-6678 E-mail: lfontanella@notes.cc.sunysb.edu
L – Quale tuo testo poetico sceglieresti come autoritratto?
LF - Difficile identificare un
solo mio testo come “autoritratto”.
Scelgo, comunque, questo intitolato “Ho rivisto il mio verde”,
scritto presso le rovine di Tuscolo, giugno 2005 ( da L’azzurra
memoria ).
Ho rivisto il mio
verde
intatto
quanto vincente e indifferente
tra queste silenziose rovine:
pietra che più non trema
pietra che più non si piega
o si sbreccia nel breve ascolto.
Sono ritornato
come per un percorso a moscacieca
tradito traditore, sono ritornato,
non ero mai partito.
L .- Una tua definizione di
poesia.
LF - Una mia definizione di
poesia (fra le altre possibili e plausibili) : un desiderio fortissimo di coprire una
distanza fra me e gli altri, fra il suono della mia “voce” e chi mi ascolta… ;
poesia dunque come espressione di una grammatica del pensiero che mi permetta
di collegarmi con cose, contrade e persone verso cui sono di volta in volta
“reattivo”.
L - Per rimanere linguisticamente legati a uno dei
tuoi temi importanti, il tema del viaggio, tracceresti per noi un iter, l' iter
di te come poeta attraverso i libri pubblicati?
LF - Il mio iter di poeta
comincia tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni
Settanta con un amore sviscerato verso il surrealismo, che a mio avviso è stata
l’avanguardia storica più importante. Ho condiviso appieno il “Lâchez tout. Partez
sur les routes” lanciato da
Breton a suo tempo.
Sì, mi sono messo sulle strade, e ho viaggiato tanto, talvolta però anche
standomene… chiuso nella mia stanza
(come faceva un Raymond Roussel
o, per toccare la nostra tradizione, un Aldo Palazzeschi). Da qui un certo aspetto
mobile, nomadico della mia poesia, scritta spesso in
viaggio (aereo, treno, bus, metropolitana, ecc.). Nel viaggio tutto si isola
e prende forma di altre forme e scorre sul foglio come un incantamento che ti
possiede. Ma accanto al tema del Viaggio nella mia
poesia c’è anche quello del Tempo (è evidente in tutti i miei libri). Vivo con angoscia e impotenza
l’inesorabile trascorrere del tempo, un po’ come sentiva il grande Pessoa. Non
riesco a pormi olimpicamente fuori o al disopra di esso. Ci sono dentro in ogni
istante del mio vivere. Al tempo è
ovviamente legato il pensiero della morte.
La poesia per me quando arriva ha, da questo punto di vista, anche un
fine pratico: può esorcizzare la malattia del tempo, ricacciando quel pensiero
in una sfera che Leopardi avrebbe chiamato “vaga”, confinandolo in quel
momentaneo nulla che c’è, mettiamo, fra chi parte e chi arriva, tra chi ti
offre un dono e chi lo riceve. Mi viene
in mente una poesia-lampo di Ungaretti:
“ Tra un fiore colto e l’altro donato / l’inesprimibile nulla.”
L - Quale pensi sia la tua cifra, il tuo apporto personale, come poeta?
Non so esattamente quali siano. Non riesco a
dare una “valutazione” definita (o definitiva) di me come poeta, cioè di me all’interno della mia vita creativa, che è un
magma in continua evoluzione. Saranno
altri a farlo dopo la mia morte. Credo
che sia fondamentale essere fedeli alla propria “voce”, e che ogni poesia debba
essere il risultato di una vera necessità espressiva. Non ho mai creduto nel poeta-vate o
poeta-profeta; credo invece in un poeta che sia sensibile ai “guasti” e al
bisogno d’immaginazione della società in cui vive, e reagisca/contribuisca con
i modi e con i mezzi a lui congeniali, e cioè attraverso la sua scrittura
creativa che quando è veramente tale è anche critica, senza che debba mai
sacrificare il proprio immaginario; che sappia insomma essere un poeta civile
(nell’accezione più alta e feconda del termine) e, al contempo, come diceva Baudelaire, sappia esprimere l’utopia nella carne del suo
linguaggio.
L - Il
confronto sulla scrittura poetica con alcuni dei poeti tuoi “coetanei”. Puoi parlarci ad es., del rapporto con Adriano
Spatola e con la linea sperimentale? O
commentare per noi "Postilla ultima" ?
LF - Il mio rapporto con lo
sperimentalismo neoavanguadistico è stato di attrazione e di rigetto, nel senso che negli anni in cui
esso ha avuto maggiore incidenza nella poesia italiana ne avvertivo da un lato
il fascino della rivoluzione linguistica ma allo stesso tempo provavo un
sentimento di rigetto perché il più delle volte mi sembrava una fredda
operazione a tavolino e, come non potevo
accettarne il suo ostinato e programmatico rifiuto di intelligibilità, così non potevo accettarne una sua esclusiva
strumentazione ideologica (penso emblematicamente alla crisi che portò alla
rottura di un periodico importante come “Quindici”: da una parte Nanni Balestrini e quei poeti più politicamente agguerriti e
dall’altra Alfredo Giuliani e il suo gruppo che credevano nella funzione libera
e liberatoria della scrittura creativa; continuo a pensare che Giuliani avesse
perfettamente ragione…). Intendiamoci:
giusto ostinarsi nella
ricerca di una parola che sia originale e originaria, cioè il più possibile precisa al senso-suono di
ciò che vuoi esprimere in un verso. Ma questo non ha nulla a che vedere con l’esasperato
avanguardismo metalinguistico, tutto sommato fine a
se stesso, di qualche decennio fa, come pure con una certa poesia tutta
cerebrale. Credo che per un vero poeta
il linguaggio sia ancora un mezzo per rivelare il suo mondo (e per rivelarsi al mondo), non un fine. Credo anche, fermamente, come ho detto poc’anzi, che alla base dello scrivere poesia ci debba
essere un’autentica passione, una vera necessità. Da qui il riferimento a quella mia breve “poesia”
indirizzata a Adriano Spatola trent’anni fa (dunque
in tempi non sospetti), intitolata “Postilla ultima” ;
una mia lettera (in versi) ad Adriano che in una sua precedente lettera,
commentando certe mie poesie giovanili che gli avevo mandato per “Tam Tam”, mi aveva detto che occorreva, programmaticamente, una maggiore “aggressività
linguistica”. Ad
Adriano piacque quella mia riposta polemica in versi e la pubblicò in “Tam Tam” nn.
17-20, 1978. Riporto questa “poesia”, che oggi per me ha
puro valore documentario, poi raccolta in Simulazione
di reato (Manduria, Lacaita,
1979), sicuramente il mio libro più spericolato da un punto di vista
sperimentale.
Postilla ultima
Caro Adriano l’aggressività non è una conquisa
un attributo di qualità per far buoniversi
anche se tu gli dai
l’appellativo
di “linguistica” (come aggettivo);
io non mi pongo programmi, vedi,
procedo per reazioni, ed è
forse solo
una buona dose di disgrazia
che ci fa ancora avere fede.
Ad Adriano, comunque, mi legò, pur
con alcune forti differenze di carattere e di poetica), un’amicizia vera, forte e duratura, durata fino a pochi anni prima della sua
morte, avvenuta a Sant’Ilario d’Enza il 23 novembre
1988. Ci frequentammo sia in Italia sia
in America. Fra l’altro Adriano recensì il mio volume saggistico Il surrealismo italiano (Bulzoni, 1983), nel quale analizzavo un settore tra i più
accidentati e irregolari del Novecento italiano: dal futurismo funambolico di Palazzeschi, singolarmente precorritore sia del dadaismo
sia del surrealismo, al realismo magico di Bontempelli,
al surrealismo “formativo” di Savinio, fino ad alcune
opere di Delfini e Landolfi, fra le più audaci e
innovative fra gli anni Trenta e Quaranta.
Con Adriano progettammo di scrivere insieme un secondo volume nel quale
avremmo trattato scrittori del secondo Novecento in cui la componente
surrealista era stata ben feconda (Giuliani, Sanguineti,
Malerba, Celli, Porta, Celati, Piemontese, lo stesso
Spatola, che anni prima aveva fondato la rivista parasurrealista “Malebolge”). Da
qualche parte fra i milioni di carte sparse nella mia abitazione di New York e
in quella dei Castelli Romani dovrebbe esserci anche un foglietto sul quale tracciammo insieme (mi pare che la cosa avvenne a Carrara
nell’estate del 1983 o del 1984) l’Indice dei capitoli che avrebbero composto
questo ipotetico libro a quattro mani (avremmo scritto un capitolo per uno), di
cui poi non si fece nulla. Comunque chi volesse saperne di più della mia amicizia con
Adriano può andarsi a leggere una mia testimonianza uscita nella rivista
“Produzione e Cultura” (nn. 11-12, febbraio 1989) e
un mio poemetto intitolato Poema Spatola,
che uscì simultaneamente in
“L’Immaginazione” (n.85, 1991) e in
“Testuale” (n. 12, 1991).

Boston, 1979. Adriano Spatola con Luigi Fontanella, a sinistra.
(foto Judith Davies)
L - La rivista "Gradiva":
le linee guida e la sua storia.
LF - Su “Gradiva” rimando a
quanto da me scritto nell’Editoriale del trentennale di questa rivista (nn. 27-28, 2005).
Qui posso semplicemente dirti che questo
periodico, nato nel 1976 come yearbook di
psicoanalisi e letteratura ha avuto tre serie: la prima dal 1976 al 1982,
diretta da Adriano Berengo e Mark
Heumann, si occupava, appunto, di psicoanalisi e letteratura (ecco da dove
deriva il nome della rivista, con evidente allusione a Freud,
via Jensen).
Con la seconda serie, dal 1983 al 1999, da me diretta, “Gradiva” diventa
un periodico letterario tout court che, oltre alla psicoanalisi, si
volge anche ad altre metodologie critiche, come la critica stilistica, lo
strutturalismo, la critica marxista, ecc. Non solo, la rivista comincia ad
ospitare testi creativi. Nel comitato
direttivo entrano studiosi e poeti come Cesare Garboli,
Alfredo Giuliani, Dante Della Terza, Edoardo Sanguineti. Nel 2000 la rivista, sempre sotto la mia
direzione, diventa
un semestrale (la terza serie) esclusivamente dedicato alla poesia e poetologia italiana.
Il comitato direttivo e redazionale subisce un ulteriore
rimaneggiamento con l’adesione di studiosi, poeti e traduttori italiani e
americani, come Maurizio Cucchi, Milo De
Angelis, Jonathan Galassi, Valerio Magrelli, Michael Palma. Robert Pinsky, Rebecca West.
Potrei dire, vertiginosamente sintetizzando, che la rivista si pone come
ponte ideale ed effettivo di scambio tra la poesia italiana e americana, e, soprattutto, come
veicolo per far conoscere meglio o di più la buona poesia italiana in
America. Da circa dodici anni, fra
l’altro, il lavoro della rivista è affiancato dalla pubblicazione di volumetti bilingui di poeti italiani mai o quasi mai
tradotti prima in inglese. Per quest’attività a Gradiva Publications è stato assegnato, da parte del
Ministero dei Beni Culturali, il Premio Internazionale per
L - La tua attività negli USA
come docente universitario di lingua e letteratura italiana e come fondatore
dell’IPSA – poi IPA, Italian Poetry
in America. I tuoi
progetti come poeta, scrittore…
LF - Anche le attività della IPSA prima, e dell’attuale IPA (Italian
Poetry in America),
sono indirizzate a questo scopo: uno scambio sempre più attivo della
poesia italiana e americana, l’incremento di traduzioni, l’organizzazione di
convegni e di manifestazioni legate a questo scopo, la più recente delle quali
si terrà a New York il 12 aprile 2008, e ha come titolo (eliotiano)
The Cruellest Month. Italian Poetry and
American Poetry in New York, con la presenza di
poeti, studiosi e traduttori provenienti dall’Italia e da varie parti degli
Stati Uniti.
Per questa tua ultima domanda (il
mio lavoro di docente universitario, come questo incida su quello poetico, sul
mio attuale lavoro e sui futuri progetti creativi), abbastanza simile a quella rivoltami
da Giancarlo Pontiggia a suo tempo nello scritto che
fa da Prefazione a L’azzurra memoria.
Poesie 1970-2005 (Moretti
& Vitali, 2007), permettimi di riportare quanto da me detto un anno fa:
“ Il mio lavoro di studioso agisce come
una sorta di continuo “correttivo” e al contempo di arricchimento
(aggiornamento) dentro il mio fare poesia.
Vado così avanti e indietro nelle riletture dei classici antichi come di
quelli moderni e contemporanei, ogni volta imparando o scoprendo qualcosa di
nuovo; dall’altro lato - anche per il lavoro redazionale di Gradiva - leggo tanta poesia italiana
d’oggi che mi permette, nel bene e nel male, di essere aggiornato sulle sue
sorti, spero magnifiche e progressive… Quanto al mio lavoro creativo, proprio
in questi giorni [siamo esattamente al sette marzo 2008] è uscito Oblivion (Milano,
Archinto, RCS Libri, 2008), che raccoglie poesie e
prose poetiche da me scritte in questi ultimi sei anni; in effetti sono sempre
più tentato dalla narrativa… ho appena finito il mio secondo romanzo e mi
piacerebbe completare una serie di atti unici (mi appassiona sempre più anche
il teatro). Per ora mi propongo di
tenere ben vivi, attivamente nutrendoli, gli affetti dei miei familiari (in
particolare di mia figlia Emma, che vive in Italia), e degli amici che mi sono cari, e, per
me stesso, mantenere uno stato di curiosità verso il mondo che mi circonda.
Credo che una delle maggiori fascinazioni di quella
cosa buffa che è la vita (l’appellativo di “buffa” è, prima che di Giuseppe
Berto, di Italo Svevo nella Coscienza
di Zeno) consista proprio nel saper conservare una disponibilità
psicologica a farci sorprendere da tutto ciò che essa può ogni giorno
regalarci. Aspiro, in generale, ad una esistenza più giusta; che ci siano meno disuguaglianze
sociali e meno sofferenze nel mondo. Vorrei - lo vorrei fortissimamente
– che
10 03 2008
(aspettando I.)
Un
fascio di sole
taglia
la stanza
tutta. Attorno a me
una
diffusa aporia, colgo
preciso
il cuore
di questo momento
corpocentro al centro di un tempo
incurante di scansioni
ritagli
regole appuntamenti convenzioni
calendari posticci
corpocentro che tutto converge
fra
passato e presente
in una
medesima identificazione di me stesso:
vecchio
ragazzo immutato
separato
e congiunto.
Tra un
giorno o tra un anno
sarò
riflesso di nuovo in un identico
istante
come questo
dentro e
fuori del tempo
spettro
ambulante di ciò che infesto
e questa
remota parola
da
riconsegnare a ogni nuovo venuto…
campo
chiuso e aperto
vivendo
un’eterna vigilia
oltrepassando ogni contesto
io mi
ritrovo vissuto.
Cosa di
questo
indistinto viluppo? di
questa
ripetizione in fuga?
Un corpo
dilatato
che si
sfrangia in tanti
frammenti di luoghi
e di
spazi. Ma non è
la vita
uno
scarto
infinito.
Marriot Marquis Hotel, New
York City, 14 aprile 2007

L'AZZURRA MEMORIA - Moretti & Vitali - 2007
ANNIVERSARIO - 30 MARZO 1978
(a Silvana Leonardi)
Cara
Silvana,
ci vediamo tra
dieci anni fece Giorgio quella sera
trenta di marzo 1968
qui in questo stesso punto di Roma (eravamo
alla Tana de’ Noantri a Trastevere).
Livia sta a Bologna, lui, Giorgio, a Napoli
tu ricami sedimenti decanti discuti ritorni, tu silvana
fenice,
Maurizio
conta le ombre epistemologiche sulle pareti di casa,
io poi, lasciamo perdere.
Eppure
pensa se soltanto, in virtù di quell’appuntamento,
ci ricordassimo insieme in questo momento.
VICTORIA STATION
Si ammassavano volatili a scrosci
di risa e
parole
un tumulto
per me
viaggiatore ansioso del rientro …
tra fumo e
orina incalzanti
corpi di donna
intrecciati come alghe marine
appena sfiorate
io non amerò che te
CANZONETTA
C'è stato un
tempo in cui scrivevo
con una penna a inchiostro verde,
molti anni dopo avrei scoperto che
così scriveva abitualmente
il poeta da me più amato in giovinezza,
stelle marine gnomi agresti fate celesti
e turchine, ebbrezza d'azzurri fiori
erano le parole che coloravano
il mio foglio tutto, d'ogni
vocabolo appena vergato m'innamoravo
e trovavo offensivo, emotivo com'ero,
ogni gratuita violenza; mi pareva
fosse giusto eliminare ogni spreco
di parole che non fossero
necessarie al mio gioco:
quello solo contava finché durava
Gioco unico
e assoluto
che alimentava quel mio poco-tutto dare
e avere, tutto il mio timido vivere.
Monte Porzio, febbraio 1989
SOLO IL BRUCIARE VALE
Solo il
bruciare vale
l'attizzarsi dell'incendio
il crepitìo vario e feroce
il suo inizio spavaldo, l'attimo
che immediatamente precede
lo scoppio, la fiamma, la vampa
improvvisa dei sensi tutti.
Mi dà noia e
disgusto
il rimanente, la grigia paccottiglia:
la fredda cenere senza orizzonte
il nauseante disfacimento.
Penso alla
legna che c'è in cantina
quanta ce n'è rimasta, quanta bisognerà
consumarne nei prossimi giorni,
a quanta energia in attesa
occorrerà attingere volta per volta
perché fiamma si rifaccia fiamma.
Monte Porzio, gennaio 1988
VIBRA
Vibra la
pagina bianca
in quest'aria autunnale
foglia su
foglia
che sopra vi scende
come
l'albero si spoglia
la pagina si riempie.
Coram, novembre 1992
GLI OGGETTI
CHE CI SOPRAVVIVRANNO
C’è la stanza sopra di me
aquila ferma
al suo posto di vedetta
grazia e virtù
in qualche secco petalo di rosa.
Ingrugna l’autunno, indugia
ed il vento fa il resto.
Guardo il libro lasciato per terra
vicino al letto
che domani riaprirò.
Guardo, non guardo
un minuto già anno
la sposa la figlia
e tutti gli oggetti
che ci sopravvivranno.
Sound Beach, ottobre 1998
I GRANDI TRASPARENTI
È da stamattina che me ne sono accorto:
ad ogni poco figure e sussulti a me attorno
la coda sguincia d’un
invisibile gatto, l’ombra
di una mano apparsa scomparsa
vicino al davanzale, lo stropiccìo
improvviso d’un passo
lo scricchiolio di dita
o di qualcos’altro felpato... e poco fa
sdraiato a letto (la giornata
è bella che finita)
uno smuoversi autonomo
di tenda alla finestra
la luce lontana d’un’insegna che
lampeggia, ne son
certo, solo per me.
Qualcuno o Qualcosa oggi m’accompagna.
Sound Beach, 8 settembre ‘99
CIRCONDATO DA TANTI ALBERI FERMI
Circondato da tanti alberi fermi
immobile anch’io che
li guardo e ne scrivo
c’è pace qui
intorno
in tutto
questo verde smemorante
vivo non vivo
chi passa lontano
una piuma
svolata nell’aria dalla mia mano.
Fermotempo. Ora come
allora.
Venticinque anni trascorsi.
Tutto s’avvicina
e già svapora. Chi sono?
Sento
soltanto il mio
cuore battere ancora.
RESISTERE AL PRESENTE (VIA MICHEL DEGUY)
1.
Poesia è
nella Figura che
batte alla porta e muore sulla soglia
ascoltando il vedere
la
manifestazione
che mostra il suo niente.
Niente è
evidente per sé
se non ciò che appare.
Non è sola
ma danza con
la ronda delle sue accompagnatrici
apre la circostanza di un di
là
come estensione alle
possibilità infinite del mondo
many comings all together.
Le cose non
sono più oggetti né concetti
sono casi-unità
pure virtualità.
2.
Teologia
della grazia e della pratica
il nascosto diventa il paragonato
parabolicamente e
analogicamente
discussione e disputa
profanazione che dispiega
la rivelabilità dell'esperienza
nella teoria dei calchi
in altri modi e mezzi.
Ah, Onnipotenza paralizzata in se s3.
Proporzionare
cosa a cosa
- e con che mezzo -
perché l'opera artefatto microscopico
si compari con il tutto
parte del tutto di cui dà prova
labirinto che ti cresce addosso
da cui si esce per dove si è entrati.
Fuori e
dentro dunque
per il dentro del dentro
per quel tutto e per quel niente.
Resistere
sempre al presente.
HO RIVISTO IL MIO VERDE
Ho rivisto il mio verde
intatto
quanto vincente e
indifferente
tra queste
silenziose rovine:
pietra che più non
trema
pietra che più non
si piega
o si sbreccia
nel breve ascolto.
Sono ritornato
come per un
percorso a moscacieca
tradito traditore,
sono ritornato,
non ero mai
partito.
THE STATE UNIVERSITY OF NEW YORK
STONY BROOK MANHATTAN
presents
THE CRUELLEST MONTH
ITALIAN POETRY AND AMERICAN POETRY IN NEW YORK
April 12, 2008
Stony Brook Manhattan
401 Park Ave South (at 28th Street)
f r e e a d m i s s i o n
PROGRAM
SATURDAY, APRIL 12, 2008
FIRST SESSION
8:30-9:00 am coffee and donuts
Moderator: Luigi Fontanella, State University of New York, Stony Brook Manhattan
9:00 – 9:30 am Welcoming remarks by Dr. James V. Staros, Dean of Arts and Sciences
The State
University of New York, Stony Brook, and Introductory
remarks by Prof. Luigi
Fontanella. President of IPA and editor of Gradiva
9:30-11:00 am Presentations with readings
Plinio Perilli: Sulla Poesia Italiana Oggi: appunti e riflessioni
Paolo Lagazzi: La poesia di Attilio Bertolucci. Michael Palma reads Bertolucci’s poetry.
Maurizio Cucchi: Per Giovanni Raboni. Michael Palma reads Raboni’s poetry.
Cristina Benussi: Tra terra e cielo: sulla poesia di Alda Merini. Barbara Carle reads Merini’s poetry.
Giuseppe Panella: On Alfredo de Palchi’s Poetry. Presentation of La potenza della poesia, edited by Roberto Bertoldo. Reading of Alfredo de Palchi
11:00 – 12:30 Presentations with readings
Maurizio Cucchi: Breve storia e lettura della mia poesia
Antonio Riccardi: Lettura e commento della mia poesia
Barbara Carle: ‘Don't Waste My Beauty’: Translating with Antonella Anedda
Rowan R. Phillips: Some reflections on American Poetry Today
12:30-1:45 pm lunch break
SECOND SESSION
Moderator: Irene Marchegiani, State University of New York, Stony Brook Manhattan
2:00 – 3:30 pm Presentations with readings
Alessandro Carrera: Poetry and Philosophy
Ernesto Livorni: Distances of the Father, Instances of Poetry 1976-2006
Anthony Tamburri: Joseph Tusiani, a Bicultural Poet
Giancarlo Pontiggia: Presentation, with bilingual reading, of his book Selected Poems (translation into English by Luigi Bonaffini, who reads English translations)
Luigi Bonaffini: The Italian Neo-Dialect Poetry
3:30-5:30 pm Poetry Readings and Presentations
Samuel Menashe, winner of the Neglected Masters Award
Jonathan Galassi
Rowan R. Phillips
Michael Palma
Gabriella Sica
Mia Lecomte
Alfredo de Palchi, Presentation of Chelsea Editions
Luigi Fontanella, Presentation of Gradiva and reading
Paolo Valesio, Presentation of Italian Poetry Review and reading
5:30-6:00 pm Discussion and Closing Remarks
reception to follow
THE CRUELLEST MONTH
Italian Poetry and American Poetry in New York
Stony Brook Manhattan, April 12, 2008
401 Park Ave South (at 28th St.), New York City. Tel. 646-472-000
*
THE CRUELLEST MONTH has been sponsored by the State University of New York at Stony Brook (Dean’s Office), the Sonia Raizis Giop Charitable Foundation, the IPA (Italian Poetry in America), and Gradiva, International Journal of Italian Poetry.
Special Thanks to Irene Marchegiani and Sylvia Morandina for their valuable cooperation.
*
GRADIVA PUBLICATIONS
P.O. Box 831, Stony Brook, New York 11790
Tel. 631-632-74448. Fax: 631-632-9612
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Editor-in-Chief: Luigi Fontanella: lfontanella@notes.cc.sunysb.edu