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C L A U D I O D I S C A L Z O Claudio Di Scalzo detto Accio nasce a Vecchiano fra l’Arno e il Serchio sotto una torre medievale che guarda dai suoi spalti la più nobile Torre Pendente distante pochi chilometri. Le amate presenze, avvertite nella crescita, sono quelle di Ungaretti di Byron di Shelley di Puccini dell’anarchico Libertario Di Scalzo: suo padre. Marina di Vecchiano, Torre del Lago, Viareggio, come sfondo. Studia a Pisa. Aderisce a Lotta Continua negli anni Settanta. Abbondona la politica per dedicarsi ai viaggi in Europa e all’estetica. Ha praticato, e molto di nascosto, la Poesia visiva e la Mail art come journal visivo, immagine scritturata, diario segnico. Esordisce nella narrativa nel 1997 con il romanzo epistolare Vecchiano, un paese. Lettere a Antonio Tabucchi per i tipi della Feltrinelli. Come critico cura mostre con catalogo per Giovanni Boffa, Raffaella Formenti, Antonio Papasso, Henri Michaux, Jacques Villeglé, De Chirico, Medardo Rosso, Arturo Martini. La sua opera più ampia è il Canzoniere in vita e in morte di Karoline Knabberchen composto da undici libri. Anticipazioni del Canzoniere sono uscite su rivista e on line. Ha diretto l’annuario di Arte, Pensosità, Letteratura TELLUS e il giornale on line Tellusfolio fino al dicembre 2009. EMAIL discalzo@alice.it BLOG claudiodiscalzotellusfoglio.blogspot.com
Storia di Cardiodramma / Cuore italiano in amore vano
Quest’opera visuale, su tela 100 x 80, in pittura acrilica, del 1978, da me chiamata “Cuore italiano amore vano” ma anche in un primo tempo “Cuore negletto d’amore scendiletto”, è quasi una sintesi del mio interesse per l’avanguardia novecentesca. Dal 2008 svolge il ruolo di copertina sull’annuario Tellus 29, perché Liliana Ebalginelli mi ha chiesto notizie sulla poesia visiva che un tempo praticai avendone trovato traccia in un Doc(K)s di Julian Blaine del 1981. - Sta in cantina, e nel Libro undicesimo del Canzoniere in vita e in morte di Karoline Knabberchen che comprende opere visuali, con il titolo di “Cardiodramma”, ho risposto. Infatti dall’inizio degli anni Settanta ho prodotto alcune opere visuali tutte dedicate al Cuore, icona-simbolo-luogo poetico per eccellenza. La maggior parte delle opere, fedele alla lezione di Marcel Duchamp le ho semplicemente descritte. Con misure, tecniche, e possibili esiti. Altre sono in bozzetti e disegni di piccolo formate. Altre, la minor parte, le ho prodotte. “Cuore italiano in amore vano” appartiene a questo gruppo. Però non è stata esposta. I rimandi sono all’ironia dadaista, al Ready made, e come sempre nelle mie opere sia in arte che in scrittura, a lacerti di biografia o meglio al racconto su quanto la biografia tace. Ricapitolo. Mia madre, Nada Pardini in Di Scalzo, acquistò uno zerbino per il bagno. Un cuore rosso. Da tenere vicino al lavandino. Mi piacque per la sua temerarietà anche Kitsch. Lo adottai come scendiletto. Anche di amori vissuti in modo caotico che di una camera di studente avevano bisogno. Nei primi anni Ottanta, in partenza per la Valtellina, ho preso il foglietto che avevo nello studio e ho seguito le indicazioni, la data era del 1978: Prendere il cuore zerbino-tappetino, incollarlo su di una tela bianca e bordarlo con del verde bandiera. Perfetto “Cuore italiano in amore vano“. Così feci. E in cantina lo posi. Fino al 2008. Per diventare copertina.
C’è altro da aggiungere? Forse che col tempo, con gli amori che si elidono, questo cuore che sopportò piedi e altre pressioni, e le dinamiche dell’assoluto e del relativo in amore, dell’eros e del sublime, del detto e non detto, del segreto e della rivelazione, è l’opera che in Cardiodramma più mi diverte. E inquieta. Per la vanità ghignante che racconta. Per la giovinezza amorosa che adombra – e ogni amore è sempre giovane per chi lo vive – destinata allo scendiletto del ricordo. Probabile che oltre a Duchamp mi sia rammentato anche di Palazzeschi, del Palazzeschi di “Cuor mio”. Anzi, è quasi certo.
L’ABC (alto basso cuore) di Cardiodramma
“Penso di cominciare Il mio cuore messo a nudo non importa dove, non importa come, e di continuarlo giorno per giorno, seguendo l’ispirazione dele giorno e dell’occasione, purché l’ispirazione sia viva”.
Baudelaire , dai “Diari intimi”
“Se a qualche uomo ambizioso venisse il capriccio di rivoluzionare d’un sol colpo l’universo del pensiero umano, dell’opinione umana, del sentimento umano, ne ha un mezzo semplicissimo. La via alla gloria eterna èa perta, diritta e senza ostacoli inannzi a lui. Ha solo da scrivere e da pubblicare un piccolissimo libro. Il titolo sarebbe semplice – poche parole, chiare – “Il mio cuore messo a nudo”. Ma bisognerebbe che questo titolo mantenesse fedelmente le promesse del titolo”.
Edgar Allan Poe, da “Marginalia”
Cardiodramma è, nell’ordine, a) Titolo storpiato da Cardiogramma, di una work in progress, iniziata nei primi anni settanta, come seguito, del “Cuore messo a nudo” di Poe e Baudelaire. b) Opera d’amore e journal, composto di Poesia visiva, Narrative art, Scrittura visuale, Mail Art, Body Art, e via via con i tanti cascami dell’avanguardia. Scherzo anche al significante Cuore. Opera rimasta assolutamente inedita, mai esposta, salvo due opere, accolte in catalogo negli anni ottanta. Per scelta, contro la mercificazione dell’io artistico, l’autore ha evitato mostre e pubblicazioni per centinaia di invenzioni artistiche, realizzate e accantonate, e la maggior parte semplicemente progettate (lezione di Marcel Duchamp) come idea d’arte e non realizzate. Però realizzabili da qualsiasi tecnico. In questo modo ha evitato di diventare il pubblicitario del proprio io, e tale arte, rivoluzionaria nelle tecniche usate e per l’utopia della liberazione estetica comunista-situazionista che suggeriva, non si è ridotta a vetrina comprata oggetto dopo oggetto. L’attesa rivoluzione nell’estetica e l’utopia libertaria non si è realizzata, né in amore né in politica, e la cantina a Vecchiano custodisce “Cardiodramma”. Senza l’epoca del web, senza Tellusfolio, lì sarebbe rimasta per sempre. C) Cardiodramma è anche il Libro Undicesimo “Tavolozza per gaudio e requiem” del Canzoniere d’amore in vita e in morte dedicato a Karoline Knabberchen.
Claudio Di Scalzo, dall’annuario TELLUS 29 “Febbre d’amore”, 2008
LI' C'E' LA RISPOSTA.
MAI PIU'...
COME PUO' ESSERE L'INIZIO? |