Salvatore Violante, giornalista e poeta, vive, ci scrive dall’area vesuviana, dove la

terra “fatta di sabbia sottilissima e nera, si introduce ovunque ad ogni respiro del

vento.  Puoi   annotare,  fiumi pietrificati,  fossili d'acque  punite  da magia, case

scheggiate  colpite  da  mitraglia,  ombre profonde  di  pinete   con morbidi  letti,

profumi  d'incenso  tra  le gialle  ginestre e filari  di viti  dalle   foglie  di  un verde

appassito e arrossato.  Anche  il tempo quì scorre a modo suo:  non c'è niente a

segnarlo se non i visi  scavati  come  tegolati di presepe dei vecchi  quì assai più

vecchi.” Pubblichiamo tre suoi bei testi da


 

                Punto e a capo, Marcus Edizioni, Napoli 2007

 

 

 

Quando Martina sogna, non compare

 

Quando Martina sogna, non compare

Quella parte di corpo dissonante

Col suo pensiero

È sempre ben distes la sua fronte,

Profonda è la radice, il desiderio

Di essere figura in sintonia.

Quella spastica parte, l’altro corpo

Giace in disparte come surreale

Morta natura senza spazio o tempo.

Martina quando sogna, va diritta

Senza tentennamenti, e il suo sorriso,

Le trova sempre calde le correnti.

Quel soffio poi le imperla di passione

Le sue pupille tumide, ed il sangue.

Quando Martina sogna, è un’ombra lieve

Quella sedia e le ruote circolari:

Il sole affonda liquido la via

Facendo caldo e chiaro il suo percorso.

Quando Martina sogna, il suo sognare

È un’altra vita.

 

 

Stamani c’è uno sbuffo d’ovatta sul cratere

 

Stamani c’è uno sbuffo d’ovatta sul cratere,

Sto qui a guardarlo

E vedo in apnea

L’incanto di Martina sul sentiero,

La sua sorpresa, quelle mani nude

Tra i suoi capelli,

E gli umidi vapori dalle crepe

Come lacrime calde,

La montagna

Solleva gocce di perle:

Si sciolgono chiari rivoli

Come scie

Di lumaca.

La terra dal profondo sforna lacrime

Sento che m’appartengono:

Martina

Vive una seconda vita;

Io mi nutro di lei,

Dentro lo specchio.

Se l’occhio suo s’illumina

Rischiara

Tutti gli anfratti della mia persona

Ma quando un’ombra copre la sua luce,

                     È notte fonda

E nella notte tutto

Raggruma solitudine profonda.

 

 

Oh la vita! È una cosa tortuosa

 

 

Oh la vita! È una cosa tortuosa

Come l’onda che rotola a riva

È una trama accennata, sottile

E ne cogli soltanto la spira.

Oh, la vita, la vita, la vita!

Non c’è modo di renderla vera!

Puoi vederla talvolta morire

O sognarla,

Certe volte ascoltarla;

Puoi cantarla e non farla avvertire

Non c’è modo di renderla vera!

 
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