L - La scelta della poesia, perché ?
O - Perché vi si è già predisposti. In questo senso la poesia nasce spontaneamente. Poi occorre un percorso per capire.
L - Il poeta-radice, maestro. Quello che, visceralmente e non solo razionalmente, si sceglie come antecedente... una voce così affine ...
O - Non una sola né predominante sulle altre. Legata alla mia mediterraneità e alla lingua spagnola, è quella di Juan Ramon Jimenez, molto letto nel periodo della formazione. A un'altra dimensione delle mie origini è legata l'Achmàtova, con la grande poesia russa dell'inizio del secolo, la Cvetaeva, Pasternak ... Rainer Maria Rilke è stato un poeta centrale nella mia formazione, come, sul versante francese, Rimbaud. Sono stati soprattutto maestri stranieri. Sul versante italiano devo dire che ho letto i grandi, Sandro Penna, Saba, cui ritorno spesso, il primo Ungaretti, l'ultimo Quasimodo, e con un forte amore-odio, il primo Montale. Sullo sfondo, Dino Campana, per la sua forza visionaria.
L - Qual è l'oggetto della poesia ?
O - Posso rispondere che cos'è l'oggetto della poesia per me e non in senso generale e per me l'oggetto della poesia - che mi permetterai di spiegare in trenta secondi - è l'Assoluto. Io sento di esprimerlo attraverso le esperienze personali che ho elencato. In questo mi apparento ad alcuni degli autori citati... La poesia pura di Jimenez, la ricerca dell'Assoluto di Rilke, dei poeti russi, di Ungaretti, dell'ultimo Quasimodo. Sicuramente la ricerca dell'Assoluto e il bisogno di esprimerlo attraverso un linguaggio che sia proprio, autentico e legato a un vissuto personale, poco mediato dalla ragione.
L - C'è legame tra poesia e 'immortalità'?
O - La risposta mi viene più facile: significa sicuramente un qualcosa di cui io ho preso coscienza col tempo. Nel momento in cui si è coscienti che le proprie capacità di scrittura sono valide - che valgano uno, dieci non importa - ma che sono valide e che fanno parte della propria, chiamiamola così, missione, della propria esistenza, sicuramente il desiderio di chi scrive poesia è di fissare - ripensiamo all''occasione' montaliana - l'Assoluto, che sta nelle cose. Questo senso di immortalità che si avverte nella poesia è dovuto al fatto che il poeta con la sua arte distilla momenti di Assoluto, così come un mistico lo può fare con la meditazione e la preghiera.
L - Esiste e che cos'è l''ispirazione'?
O - Per me la poesia è un dono e una maledizione. Se l'oggetto della poesia è, come dicevo prima, l'Assoluto, l'ispirazione è il momento in cui, senza esserne coscienti, lo si esprime. Le passioni si condensano, prendono forma attraverso la nostra cultura e escono in canto.
L - Ho osservato nei tuoi testi un uso continuo del futuro: un progettare, un analizzare proiettato verso il futuro, come sulla soglia di un mutamento esistenziale... quasi un vaticinare. È corretta la mia sensazione? Oscilli tra vaticinio e progetto? Sei umanamente così proiettato ?
O - La poesia è una continua ricerca. Il poeta vive in parte la vita degli altri e la riassume nell'attimo dell'ispirazione ma passando attraverso la propria persona, che è in continuo mutamento. Quindi c'è molto bisogno di mutamento. Il senso del mutamento, in questa fase centrale della mia vita, è alla radice del mio fare poesia.
L - Quale ritieni sia il tuo personale apporto come poeta?
O - Posso apportare una unicità di linguaggio, una distanza che mi pone, proprio per le mie origini sudamericane, vicino a correnti letterarie e poetiche più di area spagnola e sudamericana che italiana. L'italiano è solo una delle mie lingue madri, l'altra è la spagnola : questo è sicuramente un vantaggio che rende la mia poesia unica a livello formale. L'avere avuto dei maestri e degli ispiratori non italiani. L'altra caratteristica che, a detta di alcuni, la distingue è il possedere una sua forza, un suo rigore. È una poesia apparentemente di facile lettura, ma curata, controllata, distillata.
L - Parlami delle poesie in spagnolo.
O - Le ho proprio sentite nascere dentro, quasi come... da un bisogno espressivo originato dall'inconscio più profondo. Ecco il discorso della mia parola legata all'inconscio. Doveva venire alla luce, doveva esprimersi. C'era quasi bisogno di dar voce alle mie origini, a un linguaggio appunto natale, un linguaggio materno, legato all'infanzia, ai miei primissimi mesi e anni di vita, quando sentivo parlare spagnolo intorno a me. Non era un linguaggio intellettuale, filtrato attraverso la ragione, ma partiva dal cuore e dai visceri. È una poesia carica di grande affettività.
L - Molto meno controllata dalla ragione rispetto a quella in lingua italiana ...
O - Sicuramente...
MILANO 06/071999


da Nella dolce saldatura del giorno
POESIE 1977 – 1984 Milano 1987
1.
Presto lascerò
il buio perno stellare.
Andrò dove mare e grilli
sostengono il silenzio
(eterno innesto d’aria e luce)
dove la strada diventa sentiero
e l’alto glicine protegge
l’immutato compimento dell’estate.
Tempo in cui l’insetto esegue
precisi riti vitali
e cielo e terra più non si conoscono.
Mi guiderà l’antico fico
d’ampia mano rugosa
e il lottare delle gemme
nel contenuto slancio d’armonia.
Bassi muriccioli porteranno
a un lontano sostenere
l’intravisto sovrapporsi dei tramonti
là dove i pini
hanno luccicanti corone di sale.
Oggi che di troppo amore vacilla il cuore
la sola forza del pensiero non basta,
s’agitano sepolte carezze nelle mani
torna l’ostinato orgoglio della mente.
Quando la pioggia è padrona del cielo
vicine restano le impronte
un’ala si modella nel vento
e il partire non contiene la notte.
2.
Solo chi amaCome reti di ferro caldo
fumano le strade,
s’aprono varchi
d’una vertigine di sangue.
Forse un giorno la città
potrebbe essere solo spezzoni
di muri neri, potrebbe
essere difficile tornare
e misconoscere la notte.
Oggi chi vive non sa più
dell’età dell’infanzia
dello spirito consolatore
dove sia la pietra angolare.
Solo chi ama può bruciare
come un pino – all’improvviso
dal basso in alto
fino al culmine degli occhi.
3.
Strabiliarmi di te – questo importa
Accelerarti il battito del cuore
col tiepido bacio silenzioso – questo importa
Essere il piacere acuto
l’intima corda indecisa – questo importa
Eppure nulla basta
a penetrare il dolce melograno
Nessun cercarsi si compie
solo un immenso continuo
tuffo.
da Con il raddoppiarsi del tramonto
Sezione Intermedio Argentino Milano 1993
1.
El hablar castellano me pone
espejos en frente
e ilusorios colores repiten
nuevas miradas en el viejo tiempo
Así soy desvelado
y se levanta el polvo de flores
que eran victoriosas presencias
de un hacerse de la vida.
Ahora me apaga
el silencio irritante del día
y no me levanto a escuchar la
Sibila.
2.
"Cabildo" claro del recuerdo
y la pura verde agua
que apagaba los ojos soñolientos. Otra
es la vida y el grito
y el sol frío de abierto cielo,
es descubrir el lado claro
del camino
a las espaldas tibias
del lento amanecer mío.
3.
Hablando del cielo
se queda el amor mío,
dejando el sendero ombroso
del día, dejando ramitas
de durazno florecido
como señales por el limitar
del prado, por la espera
suspendida y lejana.
En el viento la voz del bosque,
y en el amanecer tranquilo
se adelanta
despacito un sonriso
sobra tentativos de corrida
constante. Ahora la voz
pequeña del amor mío
se desvela en un grito
en la luz apagada,
y yo me voy
acurrucado de pronto,
hablando de recuerdos locos
del oblio.
4. Suspendido furor en el miedo
de sábanas humedas y apañuscadas.
Así el dolor permanece viejo
y tumultuoso, como las cenizas
rojas en la brisa leve.
Así se pierden las manos y las miradas
porque nada más se encontraran
noche y descanso. Desvelado es el himno
y tu cuerpo se abandona
como manantial
en el prado.
da Cupo dissolvi POESIE 1997 – 1998
Milano 1999
1. MADRI
Pace, cuor mio, che il
tempo dell'addio sia dolce,
Che non sia morte ma completamento.
Che l'amore si sciolga nel ricordo, e il dolore in
canzoni.
Che il volo attraverso il cielo
abbia fine nel piegarsi delle ali
sopra il nido.
Fermati un istante,
O Bellissima Fine, e in silenzio
dimmi
le tue ultime parole.
M'inchino a te e sollevo la lampada
per illuminarti lungo il tuo cammino.
Rabindranath Tagore
(traduzione di Girolamo Mancuso)
Madre che m'hai amato
insieme all'altra madre
madre che m'hai strappato
dal mio buio profondo,
consola la madre d'un tempo
antico, la madre del solitario pianto
e del mio grido.
Madre del sangue parla
alla madre del cuore
raccontale
il perché del mio dire
e di quel dono d'arte e dolore.
Madre che oggi
in silenzio m'hai lasciato
dì all'altra madre
che ho incarnato il tuo e suo sogno,
che oggi il presente
s'innesta nell'agile corolla
che la polla vive e s'allarga
e la vede chi comprende
la fiamma solitaria
che dà linfa al mio futuro
e l'orma non scioglie
e cerca sempre un alito di danza.
Madre dell'abbondanza
dì all'altra madre
che sei tu l'alto
spiraglio che conduce
e il compiersi del giorno
non riduce il tempo
a specchio frantumato.
Madre del destino
e madre del mio vanto
dì all'altra madre
alla madre del mio canto,
che oggi tu conosci
l'arduo mio segreto e sai
della ferita che dà forza
al fiore...
Addio madri della vita
del sussulto
dolce e dell'ultima carezza
madri di pienezza e d'alto grido
madri del sorriso
al fondo del mio viaggio.
2. VEGLIA
Il fradicio crepaccio assorbe
acqua e ombre, inesorabile s'incurva
in spirali di vento e fuoco. Alta
s'ostina la vedetta
al culmine del cadere. Un rombo
di sassi invita al dimenticato gorgo
col riflesso che
offre la segreta frattura
il punto dell'immenso lampo.
Qui è l'irrimediabile piaga
quel perimetro di danze e di fumi
quell'adagiarsi d'afflosciati gesti
di vani tentativi.
3.
"Come è bello il nostro salotto…"
e si titillano la voce amandosi,
prefigurandosi il camino, l’anno
che muore tra le fiamme.
Si misurano il piacere
del conversare
in sacri riti dove il silenzio
è bestemmia. Così
muore il poeta lentamente
compiacendosi di casa e giardino.
4.
Ho visto un amato volto deformato
e sentito la sferzata dello sputo
ho visto occhi di disprezzo e schifo
e sentito morsi rabbiosi d’animale.
Ho scorto l’ampio cenno dalla riva
d’un mio Caronte fermo nell’attesa
là dove si perde la linea della mano.
Senza messaggi giungo al mio destino
e m’escludo sempre da un sicuro faro.
Brucia il farsi voce
in solitarie notti mi consola il vento.
5. Falena
Abbandonati e muori
sguardo che dicevi il mondo,
la ferita germina cenere
lascia il flebile soffio che ti perde.
6.
Non tornerò più. Sarò al di là
del tuono dove agili crescono
le spume e nasce una vertigine
d'azzurro. Sarò nel vortice
che canta, nel silenzio
udrete il mio respiro.
da COME ACQUA SOPRA UNA PIETRA, Milano 2000
I LARI
Oggi i Lari sono tornati per restare
è tornato l'antico gesto del pane
dietro una tenda in lamine di cielo.
Freschi fiori stanno - perfetti
nel loro giusto nido
e un adagiato profilo mi guarda
lento prepara il suo ritorno.
Insiste una voce - sempre uguale
diversa dal profondo del giorno,
un'incessante offerta
che scioglie antichi voti
e attraversa
il deserto degli oggetti.
Tornano passi incrociati
il fuoco necessario e la feconda danza.
Questa notte mi nascondo - per gioco
per rinascere in un'onda bianca
per offrire doni di ringraziamento
ai silenziosi custodi della casa.
Luigi (Gino) Olivetti